
C'è una scena nel film "Philadephia", bellissima e struggente, è quella in cui Tom Hanks (l'avvocato gay malato di AIDS, appassionato di lirica), nella semioscurità del suo appartamento, ormai verso l'epilogo della malattia, ascolta un' aria cantata da Maria Callas. Di fronte a lui, seduto sul divano, c'è Denzel Washington, che nel film fa l'avvocato di Hanks. Una scena di poche parole, il protagonista prova a spiegare la bellezza della lirica a Washington, che sta pensando ad altro e non sembra particolarmente interessato. Poi la musica sale, Hanks viene rapito dall'estasi e le note della Callas esprimono mirabilmente le emozioni che si agitano nel cuore di un essere umano prossimo al commiato dalla vita.
Mi è tornata in mente questa scena dopo aver visto lo splendido film documentario "Callas", di Tony Palmer. Come Denzel Washington in "Philadephia", anche io non sono nè un grande conoscitore nè un grande appassionato di lirica, eppure questo documentario mi ha commosso. Il regista Tony Palmer ha raccolto documenti inediti, filmati, testimonianze di amici e colleghi della grande diva, ritraendo la profonda umanità e l'impareggiabile grandezza artistica di Maria Callas.
Dimenticate lo sbiadito film di Zeffirelli (o evitatelo se non l'avete ancora visto), per conoscere e capire uno dei personaggi più straordinari in assoluto del secolo scorso questo documentario di Tony Palmer è davvero prezioso.
Ciò che colpisce di Maria Callas è la sua immedesimazione totale nei personaggi che interpretava. Una immedesimazione che non era semplice "tecnica", anzi non lo era per niente, perchè la Callas ha vissuto davvero come una delle protagoniste tragiche della lirica. Tutto in lei è stato straordinario, compresa l'incredibile metamorfosi che da goffa e sgraziata obesa degli esordi l'ha vista trasformarsi in icona di classe ed eleganza. Artista esigentissima con se stessa e i colleghi, affrontava il palco come i gladiatori l'arena del colosseo (parlando del pubblico confidava ad un' amica "sono tutti lì pronti a cogliere in fallo la Callas"). Alla grandezza dei trionfi artistici, ha fatto drammaticamente da contraltare una tristissima vicenda personale, culminata nell' abbandono da parte di Aristotele Onassis. Ed è davvero commovente questa fragilità che Maria Callas serbava dietro l'appartente "durezza" (su cui il documentario di Tony Palmer indugia molto per cogliere in pieno la bellezza del personaggio) e che la consumerà fino all'epilogo della morte prematura, a Parigi.
E poi, naturalmente, c'è la voce. Ma quella non si può descrivere a parole, si può solo ascoltare, lasciandosi rapire come Tom Hanks in "Philadephia".