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giovedì, 15 maggio 2008

Devoti a Babele di Valter Binaghi

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Devoti a Babele, di Valter Binaghi. Ovvero come giocarsi l'anima senza strafare. Dopo "I tre giorni all' Inferno", continua il viaggio dell'autore nel caleidoscopico mondo delle ossessioni del nostro tempo. Definito (non a torto) un "rabdomante del male", Binaghi anche in questo libro scandaglia con impietosa lucidità tutte le malizie, le imposture e le tragicomiche miserie che caratterizzano così profondamente la giungla post-post moderna. Ma non c'è nessun compiacimento, in questo sguardo prolungato e analitico sulla follia. Piuttosto c'è la volontà di non nascondere nulla di questa paurosa mistificazione, consapevoli che la posta in gioco è molto alta.

In questo breve e agile romanzo, Binaghi focalizza la sua attenzione su tre tipi di "dipendenze" contemporanee: la setta pseudo religiosa, il protagonismo televisivo e l'assuefazione da Internet. E lo fa partendo dalla dipendenza per antonomasia, quella per l'eroina, che alla finedegli anni '70 schiavizza Arvo, il protagonista del libro. Per uscire da quel tunnel Arvo ne imboccherà altri, passando dalla convinta adesione al programma di manipolazione mentale di una setta simil-Scientology, al coinvolgimento nell'effimero mondo dei reality shows fino all'alienante e autodistruttiva dipendenza da blog internettiana che rischierà di consumarlo definitivamente.
 
Arvo è un personaggio sfuggente, emblema di una generazione in crisi di identità. Vive la sua vita da spettatore di se stesso, senza mai "incarnarsi" veramente. Scivola nell'abisso di un'ossessione erotica virtuale inseguendo il canto di una sirena del web. A questo simulacro finirà per immolare tutto ciò che possiede, nel miraggio di una salvezza chimerica. Troverà invece la pace nel commovente epilogo del libro, quando l'angelo che gli è stato vicino dall'inizio (l'unico disponibile in questa terra) tornerà malgrado tutto a raccoglierlo dal fango nel quale è ancora una volta naufragato.

Binaghi scrive alla grande e non disdegna l'ironia, nonostante la drammaticità del tema si sorride spesso. I miei compimenti Valter!
postato da: Faber18 alle ore 21:09 | link | commenti
categorie: libri
domenica, 11 maggio 2008

Sketchbook n.2

Spider manSe dovessi scegliere un ricordo più vivido della mia infanzia, probabilmente sarebbe quello della domenica mattina, quando all' uscita dalla messa con i miei passavo in edicola e compravo l'ultimo numero dell' Uomo Ragno. L'odore della carta fresca di stampa, i disegni di Steve Ditko e John Romita, le battaglie contro i villains: Octopus, Lizard, Rhino, L'uomo sabbia ecc.

Nonostante il legame affettivo, Spiderman è uno di quei personaggi che non mi riesce di disegnare con particolare facilità. C'è sempre il pericolo di renderlo troppo muscoloso e di perdere la caratteristica agilità ed eleganza "ragnesca" tipica del personaggio.
postato da: Faber18 alle ore 12:52 | link | commenti
categorie: disegni, sketchbook
sabato, 10 maggio 2008

Cinema e fede

Human
Grazie a Wxre ho scoperto il sito di questa casa di produzione cinematografica indipendente americana, da visitare assolutamente.
postato da: Faber18 alle ore 14:01 | link | commenti
categorie: cinema, fede
lunedì, 05 maggio 2008

Callas

Callas
C'è una scena nel film "Philadephia", bellissima e struggente, è quella in cui Tom Hanks (l'avvocato gay malato di AIDS, appassionato di lirica), nella semioscurità del suo appartamento, ormai verso l'epilogo della malattia, ascolta un' aria cantata da Maria Callas. Di fronte a lui, seduto sul divano, c'è Denzel Washington, che nel film fa l'avvocato di Hanks. Una scena di poche parole, il protagonista prova a spiegare la bellezza della lirica a Washington, che sta pensando ad altro e non sembra particolarmente interessato. Poi la musica sale, Hanks viene rapito dall'estasi e le note della Callas esprimono mirabilmente le emozioni che si agitano nel cuore di un essere umano prossimo al commiato dalla vita.

Mi è tornata in mente questa scena dopo aver visto lo splendido film documentario "Callas", di Tony Palmer. Come Denzel Washington in "Philadephia", anche io non sono nè un grande conoscitore nè un grande appassionato di lirica, eppure questo documentario mi ha commosso. Il regista Tony Palmer ha raccolto documenti inediti, filmati, testimonianze di amici e colleghi della grande diva, ritraendo la profonda umanità e l'impareggiabile grandezza artistica di Maria Callas.
Dimenticate lo sbiadito film di Zeffirelli (o evitatelo se non l'avete ancora visto), per conoscere e capire uno dei personaggi più straordinari in assoluto del secolo scorso questo documentario di Tony Palmer è davvero prezioso.

Ciò che colpisce di Maria Callas è la sua immedesimazione totale nei personaggi che interpretava. Una immedesimazione che non era semplice "tecnica", anzi non lo era per niente, perchè la Callas ha vissuto davvero come una delle protagoniste tragiche della lirica. Tutto in lei è stato straordinario, compresa l'incredibile metamorfosi che da goffa e sgraziata obesa degli esordi l'ha vista trasformarsi in icona di classe ed eleganza. Artista esigentissima con se stessa e i colleghi, affrontava il palco come i gladiatori l'arena del colosseo (parlando del pubblico confidava ad un' amica "sono tutti lì pronti a cogliere in fallo la Callas"). Alla grandezza dei trionfi artistici, ha fatto drammaticamente da contraltare una tristissima vicenda personale, culminata nell' abbandono da parte di Aristotele Onassis. Ed è davvero commovente questa fragilità che Maria Callas serbava dietro l'appartente "durezza" (su cui il documentario di Tony Palmer indugia molto per cogliere in pieno la bellezza del personaggio) e che la consumerà fino all'epilogo della morte prematura, a Parigi.
E poi, naturalmente, c'è la voce. Ma quella non si può descrivere a parole, si può solo ascoltare, lasciandosi rapire come Tom Hanks in "Philadephia".
postato da: Faber18 alle ore 18:44 | link | commenti (5)
categorie: musica, cose belle
domenica, 27 aprile 2008

Oddifreddure

Oddi

Dopo "Il matematico impertinente" esce in libreria "Il matematico impenitente", secondo capitolo delle gesta dell'indomito giustiziere illuminista, alfiere della Ragione e fustigatore di superstizioni religiose. In occasione del lancio del volume è stato reso noto anche il titolo del terzo capitolo che concluderà la trilogia: "Il matematico incontinente".
postato da: Faber18 alle ore 12:34 | link | commenti (5)
categorie:
mercoledì, 23 aprile 2008

Breaking the silence

Tsahal_550Leggendo l'articolo "Cuori e menti consumati dall'odio" su Effedieffe, uno si chiede: ma sarà vero? Come mai certe foto, certe notizie ci tocca leggerle solo sul sito di quel matto di Blondet? Perchè i telegiornali non ne parlano? Poi uno legge i commenti all'articolo, qualcuno, con la classica aria da cinico che le ha viste tutte dice: "E' la guerra, in guerra gli orrori sono all'ordine del giorno". Verissimo. Ma, mi chiedo, è davvero quella una situazione di "guerra"? Perchè io ingenuamente la guerra me la immagino diversamente: un esercito da una parte e uno dall'altra e in mezzo i poveri civili vittime incolpevoli. Quì invece sembra ci sia solo un esercito, tra l'altro molto ben equipaggiato, e dall'altra parte solo civili. Tutta colpa dell'informazione faziosa del sito antisemita? Si è soliti dire che le colpe sono da entrambe le parti, che Blondet è filoislamico e non vede le colpe dei palestinesi. Ammettiamo pure che sia così, ma a me sembra ci sia una sproporzione notevole sul carico di responsabilità tra l'una e l'altra parte, e che comunque queste responsabilità dei palestinesi non possono giustificare in alcun modo una politica così disumana per quella popolazione.
 
Dice ma hanno votato Hamas. Eh già, perchè oltre a espropriarli delle loro case e rinchiuderli in un lager a cielo aperto avrebbero dovuto anche votare per il candidato "autorizzato"? Hanno un bel dire Magdi "Cristiano" Allam e la Nirenstein! Poi qualcuno tira fuori la cartina del Medio Oriente con la linguetta dello stato d'Israele sola soletta in mezzo ai minacciosi stati islamici che stanno per fagocitarlo. Impressionante. Ma impressionante è anche il fatto che stiamo parlando della terza potenza nucleare mondiale con circa 500 (!) testate atomiche, così tante che quel matto di Blondet dice che tre avanzate le hanno puntate anche sull'Italia (forse pensano, e magari non a torto, che presto diventeremo uno stato islamico). Su certi argomenti, poi, gioca molto anche il senso comune, l'immaginario collettivo che raffigura l'ebreo vittima perenne, un ricatto psicologico che si configura in un tacito divieto di qualsiasi critica allo stato di Israele, sovente dipinto come avamposto della democrazia in Medio Oriente.
 
Un' ultima nota poi sulle elezioni politiche italiane. Confesso di avere esultato per il crollo di una sinistra così fuori dalla realtà, persa nei suoi deliri transgender e nel fanatismo ambientalista. E approfitto per dichiarare la mia ammirazione per coloro che hanno saputo emanciparsi dall'appartenenza a una forza politica che da tempo aveva smesso di rappresentarli. Tuttavia, penso che se c'era qualcosa da salvare del precedente governo, questa era la politica estera di Massimo D'Alema. Ora, con Frattini al ministero degli Esteri, c'è da stare sicuri che le relazioni diplomatiche con l'"unica democrazia del Medio Oriente" torneranno ad essere cordialissime.
postato da: Faber18 alle ore 19:33 | link | commenti (2)
categorie: miscellanous
domenica, 20 aprile 2008

Prison Break

Prison breakHo trovato molto bella la serie "Prison Break", di cui ho finito di vedere da poco la seconda stagione. Ambientata all'interno di un carcere, racconta il tentativo di evasione di un gruppo di detenuti guidati da Michael Scofield, giovane e geniale ingegnere che si fa arrestare per poter liberare il fratello Lincoln, condannato ingiustamente alla pena capitale per un omicidio che non ha mai commesso. Non svelo di più per evitare spoilers a chi non l'avesse visto. Ma qual'è la particolarità di "Prison Break"? Diciamo che la serie ruota intorno a due elementi: famiglia e fede. Il legame che unisce Michael al fratello e che lo spinge ad architettare un piano elaboratissimo (e rischiosissimo) per salvarlo. Ma anche gli altri comprimari che si aggregano imprevedibilmente alla fuga (complicando così ulteriormente il già difficilissimo piano) sono spinti dal bisogno di tornare alle proprie famiglie. Persino il perfido T-Bag, pedofilo e pluriomicida, è mosso da un inconsapevole bisogno di redenzione, rappresentato da una famiglia ideale presso la quale ha vissuto qualche giorno da "normale" prima di essere riconosciuto e arrestato.

Un altro elemento caratterizzante di "Prison Break" è quello della fede che, per una volta, è quì trattato in maniera non stereotipata o caricaturale. E' la fede che spinge il protagonista a lottare contro l'impossibile, che lo guida in mezzo al pericolo e all' ostilità dei galeotti. Il personaggio di Michael infatti sembra avere connotazione "angelica" (evocativa la scena finale della seconda serie), c'è in lui una chiarissima percezione del male e del peccato. Durante la sua "missione", Michael si troverà a dover scendere a compromessi molto sgradevoli e le sue azioni (od omissioni) avranno conseguenze drammatiche. Questo provocherà in lui una sofferenza acutissima, che è molto ben rappresentata in una scena emblematica nella quale Michael, sopraffatto dai sensi di colpa, si trova quasi a soccombere alla disperazione prima di incontrare con lo sguardo una croce sulla cima di una chiesa.

Un ultimo cenno poi allo scenario nel quale si snoda la vicenda. Come in "24", anche in "Prison Break" il male è talmente radicato nell' estabilishment politico al punto di sembrare invincibile. Sembra che sempre di più gli sceneggiatori americani scelgano la fiction per rappresentare i timori, le paure e i dubbi del popolo sulla propria leadership.
postato da: Faber18 alle ore 10:51 | link | commenti
categorie: cinema
mercoledì, 09 aprile 2008

Sketchbook n.1

Joker and Batman
Fumettisticamente parlando, sono cresciuto a pane e "Marvellata" (lo so è bruttissima, ma la dovevo dire). Grazie alla gloriosa editoriale Corno, gli albi Marvel hanno accompagnato quotidianamente la mia infanzia, a differenza della concorrente DC comics che in Italia godeva di una pubblicazione assai più discontinua. Ciònonostante, per quanto mi riguarda, l'eroe dei fumetti più affascinante in assoluto è sempre stato Batman. Il mio primo incontro con il "Cavaliere oscuro" è stato attraverso le straordinatie tavole di Neal Adams, leggendario artista americano che una decina d'anni fa ebbi anche l'onore di conoscere ad una convention in NY. Lasciando da parte la solare serie televisiva cult con Adam West (divertentissima, ma totalmente estranea all'autentica dimensione del personaggio) il mondo di Batman è in realtà cupo e ossessivo. Com'è noto, Bruce Wayne da piccolo subisce il trauma della morte violenta dei genitori, alla quale assiste impotente. Questa "impotenza" è il tormento che, insieme al rimorso e alla sete di giustizia, lo porterà alla creazione del suo alter-ego Batman.
 
Quella di Batman è una storia di ossessione. L'ambiente in cui il protagonista si muove è un mondo obliquo, ai limiti della follia: Gotham city e la sua architettura minacciosa, l'Arkham asylum dove i peggiori nemici di Batman vengono (temporaneamente) rinchiusi. In una storia di qualche anno fa della bellissima collana "Legends of the Dark Knight", Bruce Wayne si svegliava in un ospedale psichiatrico nel quale gli veniva spiegato che tutto il suo mondo era in realtà frutto della sua mente malata, degenerata in seguito al trauma infantile. Il compito di cui si fa carico Batman è quello di "mantenere" tutta questa follia (la sua?) sotto controllo, perchè il controllo è la vera ossessione di Batman (non a caso è stato più volte accusato di essere un eroe "fascista"). La nemesi più perfetta di Batman è infatti il Joker, che impersona l'irrazionalità assoluta, l'imprevedibilità, il caos incontrollabile (e l'imprevedibilità ha colpito tragicamente anche Heath Ledger, che nel suo ultimo ruolo cinematografico ha interpretato il Joker). Chissà se Bob Kane era consapevole di tutte le implicazioni e la potenzialità del personaggio quando lo creò in quel lontano 1939.
postato da: Faber18 alle ore 19:08 | link | commenti (18)
categorie: disegni, sketchbook
lunedì, 07 aprile 2008

La finta spontaneità di un gesto studiato

Morelli 4Morelli 1Morelli 2
Avrei una domanda per Raffele Morelli: Te li togli o no quei cazzo di occhiali?
postato da: Faber18 alle ore 21:18 | link | commenti (7)
categorie: miscellanous
sabato, 05 aprile 2008

La paura e la speranza

Tremonti

Dove va l'Europa? Giulio Tremonti prova a dare una risposta con questo libro, "La paura e la speranza". Si parte da una consapevolezza: quella di stare vivendo un momento storico unico, assolutamente decisivo. Confesso di essere rimasto abbastanza sopreso nel trovare, da parte dell'autore (che non conoscevo bene, dato la scarsa attenzione che dedico alla politica) una critica così severa nei confronti della classe dirigente al comando della comunità europea. L' Europa è da tempo in crisi profonda, è cosa risaputa. Crisi d'identità e di valori, crisi di consenso popolare da parte di un estabilishment politico che assomiglia sempre più ad una oligarchia di banchieri, completamente staccata dai bisogni reali della gente. Bocciata più volte dal voto popolare, la costituzione europea alla fine è stata approvata con un escamotage da coloro che l'avevano ideata;

Gli oligarchi hanno imposto l'unità dell'Europa nel segno del mercatismo, illudendosi che dopo l'unione monetaria quella politica sarebbe venuta di conseguenza. Stupisce, ma forse non tanto, la disinvoltura con la quale ex comunisti sono passati dall' ideologia della società perfetta a quella del mercato perfetto. Si tratta in realtà delle due facce di una stessa moneta, quella della visione materialista/economica dell'uomo. Tale miopia, com'è noto, ha impedito il riconscimento delle radici cristiane dell'Europa che, lungi dall'essere una semplice mancanza di "citazione", si è rivelato un clamoroso suicidio culturale e politico accellerato da una crisi demografica senza precedenti, segno di un continente che non crede più nel proprio futuro.

Ma il peggio potrebbe dover ancora arrivare. La crisi innescata dai mutui sub prime negli Stati Uniti rischia di rivelare la "scomoda verità" su un'economia da tempo fuori controllo. La globalizzazione ci avrà anche portato i voli low cost, ma rischia di presentarci il conto con gli interessi. In dieci anni il mondo ha attraversato cambiamenti che in epoche precedenti avrebbero impiegato decenni, e la velocità è in costante aumento. Un'apertura ideologica e indiscriminata all'immigrazione, alla concorrenza sleale dei mercati asiatici sta di fatto portando l'esatto opposto di ciò che era stato prospettato dagli euroburocrati alla Prodi: siamo più poveri, i prezzi in costante crescita, tensioni sociali in aumento, una sensazione diffusa di insicurezza e di sfiducia nel futuro.

Detto questo, che si fa? Diciamo che già prendere coscienza in maniera chiara della gravità della situazione sarebbe un grande passo avanti da parte della classe politica. Ma non basta, perchè la condizione critica richiede misure che vadano al di là delle ideologie da mondo ideale e tornino alla realtà di chi si accontenta di un mondo vivibile.
postato da: Faber18 alle ore 12:52 | link | commenti (2)
categorie: libri