
Temevo la solita e un pò stucchevole celebrazione dell'ideale di vita on the road, invece in questo "Into the wild" c'è molto di più. A mio parere è un fim molto bello sull' adolescenza e su quella sensazione esaltante (ma sorprendentemente breve) di trovarsi sulla cresta dell'onda del tempo, in un momento in cui tutto il mondo è lì per te. C'è un rapporto famigliare malsano che fa da sfondo alla vicenda di Christopher, giovane e promettente neodiplomato in procinto di andare all'università. Rivelatoria la prima scena che vede riunita la famiglia a pranzo in un ristorante, i genitori comunicano al figlio che hanno intenzione di regalargli una macchina nuova ma Chris scuote la testa nauseato, "Cose...sempre cose!". Opta per una scelta radicale, di rottura totale con l'ambiente in cui è cresciuto. Devolve i soldi del suo fondo per gli studi in beneficenza, brucia il contante rimasto, cambia nome, zaino in spalla e riparte da zero. Nel suo viaggio, che è più che mai metafora di un viaggio interiore, Chris incontrerà dei personaggi di grande umanità. La coppia di hippies che si sposta in camper sarà per breve tempo la sua nuova famiglia, la donna (che non ha più notizie del proprio figlio) si affezionerà subito profondamente e non mancherà di ricordargli la sofferenza dei genitori che non hanno più sue notizie. Questo affetto spinge Christopher a partire, di notte come un ladro, perchè il suo scopo non è farsi una nuova famiglia, ma nientemeno che un viaggio verso la verità.
Christopher avverte che il "sedentarizzarsi", anche in un affetto, significherebbe perdere quello slancio vitale che è diventato il suo obiettivo esistenziale. C'è una bellissima integrità spirituale in questo personaggio (che si manifesta anche nel cortese rifiuto alle avanches sessuali di una dolce sedicenne) che conquista chiunque lo incontri. Uomini e donne, giovani, adulti e anziani inevitabilmente vengono spinti a specchiarsi negli occhi di questo giovane così pazzo e ingenuo dall'osare la ricerca del senso della vita. Splendido l'incontro finale con l'ultimo essere umano che Christopher vedrà, un anziano signore rimasto vedovo che passa la sua esistenza tra messe mattutine e lavoro artigianale. Si incontrano due realtà lontanissime tra loro ma che si confrontano e si parlano con grande franchezza e umanità. Prima del commiato l'uomo anziano vorrebbe adottare Chris, lui è onorato ma risponde che lo faranno al suo ritorno. Un ragazzo che aveva visto il film mi ha detto: "Non ho capito se il protagonista fosse un pazzo o uno che aveva capito tutto", nessuna delle due cose, a mio avviso. Christopher è un pazzo se è pazzia la ricerca della Verità (cioè l'essere uomini) ma era lontano dall'aver capito tutto, e se ne rende conto troppo tardi.
Capisce di essersi sbagliato quando, con la presunzione tipica dell' adolescenza, aveva rimproverato all'anziano di cercare la felicità nel rapporto con gli altri, quando invece Dio ci ha dato tutto ciò di cui abbiamo bisogno nella natura. Quella natura nella quale desiderava immergersi fino ad affogare il proprio dolore di figlio incompreso gli si rivelerà bellissima e terribile. Nella sua ossessiva ricerca di felicità, attraverso la purezza di una solitudine assoluta, Christopher capirà che è proprio questa che gli preclude il raggiungimento di quella, come il fiume in piena gli sbarra il cammino sulla via del ritorno.
Lo scriverà tra le righe del suo diario, prima di morire per una assurda intossicazione: "Happyness is useless if not shared" (la felicità è inutile se non è condivisa).
Gran bel film.
P.S: Risulta fondamentale capire cosa scrive il protagonista nel suo diario, senza sottotitoli si rischia di perdere il vero senso del film.